domenica 30 giugno 2013

escrito como vem faz tempo, mas, espero que entendam! tem muita coisa de minha vida tudo esta na Holanda...toda minha vida...aqui nao tenho nada...

 
 
venerdì 19 dicembre 2008

La Vita degli Oggetti


Ormai i miei oggetti vivono una vita propria.
Parlo dei miei cari oggetti e ovvio, montagne di libri, letti e re-letti, sparsi in tanti luoghi dove ho vissuto. Mi viene in mente il dizionario Larousse dal 1948 – una vita!

Marco se ne era innamorato di questo dizionario, glielo dato, ma lo ha lasciato chissà dove. Era stato accanto a me per una eternità.


Ma nessuno comanda la nostra vita o forse si? Senza volere molti sono rimasti un po' dovunque in quei luoghi. Non gli ho abbandonati sono stato loro a dire addio a me stanchi di tanto va e vieni. Qui non ho ancora nessun oggetto, ma troppi dipinti e anche tanti altri pitture anche loro dispersi in altri paesi, altre città, altre case e poi adesso neanche avrebbero posto, al posto loro ci sono nuove opere. Non finirò mai di fare altri, ancora e ancora. Meno male che ogni tanto regalo uno di miei dipinti alle persone che lo meritano, per amicizia o,e, perché li sono piaciuto tantissimo. Una gran soddisfazione per me.

Ma i quadri devono respirare altra aria, devono circolare e portare l’energia che ci ho messo dentro, a colori ( e con tanti colori ) a chi voglio bene. Mi riempe di gioia dare i miei quadri, venderli, mi sembra come vendere un figlio. Soldi, si, ma poi non so che vita avranno con sconosciuti. Che fare, se sono così?
Non ci posso fare niente.
Dipingere , il mio più grande vizio.

L’unico che mi è rimasto, - insieme alle sigarette - e adesso vogliono che smetta anche di fumare! Ma chi me lo fa fare, non ci penso neanche…La mia casa con tutti i miei compagni amati, e assenti. E non dovrei fumare? Un gran rifiuto, il fumo che espiro porta via, pure le mie “saudades” di tutte le belle cose che non stanno qui a guardarci, a vicenda. Va bene, per fortuna, ho il mio – come ho detto – principale vizio, creare. Inventare pitture, disegni collages e ora, parole. Dove andrò a finire, meglio, dove andranno a finire tutte queste cose, inutili forse, ma è la mia vita passata. Mi rendo conto che, cambio strada, mi perdo nei miei stessi pensieri. Quindi parlavo dei oggetti che adesso stanno altrove, alcuni molto lontani, altri non tanto, un po' dovunque si trovano pezzi di me. Un giorno non sarò io, ma loro a raccontare la mia vita, la nostra.

Come starà la piccola donna in bronzo di Waldemar Sjolander, gran amico gran artista?


Pietre e conchiglie, pietre e pietre senza prezzo, veri tesori, pietre dei fiumi dove mi sono bagnata i piedi per raggiungerli, sassi verdi, rossi, brillanti di sale e sole, vere sculture trovate sulle spiagge bianche del mare di Messico, poi alcune trasformati in opere d'arte da un altro gran amico Adalberto Bonilla, compagno fedele della Universidad Veracruzana. Troppo lunga la lista, pero devo menzionare un scultore giapponese Masafumi, che mi ha regalato come addio, una piccola scultura geniale, molto erotica. Bellissima.

E quel corallo enorme rotondo bianco grigio, prezioso, splendido oggetto vivente che ci seppellirà tutti, che il mio caro amico Tommy Owen facendo il sub apposta per me, si è buttato nel mare di Veracruz per portarmelo dal più profondo!

Marco, Mauro, Tamara, per voi ho fatto tre piccole sculture con pietre e pezzi di terra di Skyros. A me piacciono, spero anche a voi. Stanno li ad attendere di prendere il loro posto nelle vostre case. Un giorno. La vita deciderà dove e quando…

Jean Luc, te rappelles-tu de la reine des pierres, la belle agathe que tu m’as donné quand je suis allée te voir a la Madrague? Elle sera éternelle comme notre amitié.

e quella ametista, come un blocco, dal Brasile, che meraviglia!
e mi rosa dal deserto...una rosa fata di pietra.

Come dimenticare tante meraviglie! Amore, amicizie, oggetti che sono molto di più che semplice cose.

Girando pian piano nella mia memoria visuale, mi trovo davanti a una seggiolina con tre gambe – quante storie potrebbe raccontare ! Storie d’amore... Mi viene da ridere quando ci penso. Si, ridere di gioia... Dimentichiamo. Chissà se qualcuno ne farà l’uso che ne abbiamo fatto noi, due, Pablo ed io…Non ho ancora capito come è stato possibile non averla ridotta a pezzi!!

Qui mi fermo, continuo un altro giorno, mi viene da piangere, dunque, vi lascio.

Continuerò a ricordarmi delle mie cose, diciamo, preferiti: pietre. Forse per questo gran amore per loro, Pablo ha cominciato a chiamarmi Petra...
altro sentiero?
no, no, andiamo, vedo ancora la pietra del suo addio, grande bella, verde-giada, incrostata di conchiglie del suo mare, di tutti colori, dove starà ora? ad attendere chissà, il mio ritorno da lei.
Non lo credo. Fa niente. Lei sta bene dove sta. E sarà l’eterna immagine di un immenso amore. Forse vicino a lui, sulla stella che mi aveva detto chiamarsi Mira, come me.

Adesso che ho scritto la parola giada, rivedo una piccola pietra regalata da Dominique dalla China, un contrasto fantastico: sul fondo grigio scuro quasi nero, pezzi di giada vera, di un verde luminoso. Questa di sicuro sta in una scatola con le sue compagne, in Olanda. Anche loro aspettando che io vada, questo non accadrà, non voglio, non posso più viaggiare. Nemmeno per raggiungerli! Verano loro, spero, almeno qualcuna.

E, ora mi ricordo che,si, un oggetto,una icona molto bella, che ho comprato in Grecia, verrà a raggiungermi. Me la porterà Dominique. Soltanto. Ma e già grande il favore che questa icona mi fa a cambiare un altra volta di casa e paese. Grazie, icona greca.
E chi lo sa, la accompagnerà qualche piccola pietra…

Sta diluviando. Non ce la faccio a continuare. Ci vediamo domani.

Eccomi. Non posso non parlarvi delle mie chiavi arrugginite dal tempo, piccole, mediane e anche grande, grande. Chiavi.

Alcune comune chiavi di case, non di quelle brutte Yale, o come diavolo si chiamano. No, chiavi di quelle che si facevano anni fa. Quasi belle. Trovate dovunque. E fati oggetti con altre cose da riciclare, trovate sulle strade, vie, ovunque vedevo qualcosa di interessante da far rivivere come oggetto.
Si, ho la mania anche delle chiavi.Ah, ma ho delle altre, che mi sono arrivate dal tempo della Colonia in Messico. Bellissime.
Chissà quale parete decorano, ora, perché per chiudere porte, già non servono. Meno male.
E gli splendidi chiavistelli di un tempo!

Ne ho, o meglio, ne avevo quattro o cinque. Stupende. Bellissimi chiavistelli, madonna, quanto mi mancano.
Spagnuole, messicane, non lo so esattamente,
e la mia immaginazione correva quando li guardavo, correva , attraversava secoli. Sognavo di vederli su una bella porta antica di legno e, ne avevo messo una sulla mia antica (Beh, non tanto antica…) porta di una vecchia casa dove ho vissuto nella Città di Messico, Coyoacan.
Porta enorme di un bel legno tutto invecchiato e mangiato dalle tarle, anche lui.
Improvvisamente mi appare quella stupenda formosa cintura bizantina, con molto azzurro e argento , con perline di quelle vere di un tempo e lavorata con "émail". Miguel l'aveva intravista nella vetrina di un antiquariato in Bucarest dove era stato invitato per un congresso..L'ha preso in mano e ha mormorato fra sé e sé " questo è per la mia moglie" . L'avevano udito. Sorpresi li dicono: " se la sua signora ha una vita cosi sottile da poter usarla, allora sarà un regalo nostro ". Risposta:." SI ", et voilà, per molti anni, avevo, dovuta a questa cintura, una vita bellissima!


Adesso è lì in Olanda come decorazione. Quanti ricordi. Non finirò mai. Quanto mi piaci, bella cintura .
Vita bella avrai.

Il tempo è grigio, odora di neve, l'inverno mi fa perdere le staffe. E parlare di vita eterna delle cose, degli oggetti, di pietre, quando invece dovrei fare qualcosa per i poveri milioni di bambini che muoiono ogni giorno di fame, di malattie, tanti poveri innocenti morti a causa di stupide guerre, sto qui a rimuginare sulle oggetti...


che fare? nulla posso fare, vecchia, troppo. Mi scuso. Vado avanti.

Per anni ho avuto sulla parete, alla entrata dalla mia camera da letto, il pezzo di un altare, ancora dorato, trovato in una chiesetta, quando accompagnavo Miguel a fare suoi reportages al lungo e largo del Messico. Poveretta, era quasi tutta distrutta, ci pioveva dentro, il tetto rotto, miracolo che c’erano ancora pezzi come questo! Bella cosa. Miguel voleva darla ai beni culturali, ma in casi come questi, mi sono rifiutata. Non l’ho trovavo un gesto giusto. La chiesetta, era ignorata da tempo, l’avevamo riscoperta noi. A causa di un oggetto splendido che sarebbe rimasto chissà dove buttato come spazzatura, Miguel ed io avevamo litigato. Io ho vinto. Il dorato pezzo sta bene lì dove si trova. Dove? ah, si, in Olanda fra tante altre cose mie. No, non mi appartengono più, hanno una vita propria. E faranno quel che vorranno…

Per terra, ( a Xalapa e sono venute con me a San Nicola, a Roma ) c’erano pure, delle piastrelle, alcune rubate ( si, quando vedo qualcosa di bello, buttato, li, come se niente fosse, dimenticato da qualcuno…) li recupero e diventano di mia proprietà. Stavano accanto a una panca di legno, sembra che da una di sacrestia, regalo di Miguel, anche. Dicevo dunque delle piastrelle. Due, tre, erano dalla casa de mi amica Marie Louise, una casa del 1600, se la memoria non mi fa brutti scherzi, la casa più bella di Xalapa, dichiarata anche Monumento Storico. Stavo raccogliendo alcune piante con le radici, per piantarli nel mio piccolissimo giardino e sento per terra, anzi dentro della terra, come seppellite, continuo a scavare e trovo un tesoro, piastrelle con disegni e colori un po’ sbiaditi.

Ma belle, comunque. Ovvio, non le dico nulla alla mia amica, e le porto a casa. Poco a poco, ho “cercato”per loro, compagni e compagne. No dovevano rimanere sole, solite,eh, no! Ora stanno in una scatola, in Olanda, attendendo come il resto degli oggetti, una vita. Altra.

Con premura e nostalgia, adagio, adagio, riprendo la mia passeggiata attraverso la mia casa. Non qui, ovvio. Qui non ho oggetti ma vertigini, uguale a quelli che ci entrano per prima volta. Troppo colori e linee, linee, su tutte le pareti. Ti saltano addosso!

Vedo con tenerezza, la piccola casa Maya, di terracotta, che una signora del Yucatan, era veramente maya, che, al guardarmi – strano – mi ha parlato nella sua lingua, il maya! Io e la mia amica Addy, li dicevamo che io non la potevo capire perché ero tutt’altra che maya, e lei insisteva, dicendo che mi avevo dimenticato di quel che ero in verità. Forse aveva ragione, dicono alcuni studiosi di antropologia, che la tribù perduta d’Israele, sono i Maya. Una cosa simile mi era successo anche al mercato di Merida, con me parlavano in Maya e con Pablo in inglese! Continuo:
una vergogna, ripeteva, la signora maya. Ma alla fine mi ha dato un bacio e la “casetta” fatta con le sue mani. Bella lei e la terracotta.
Artista, non solo artigiana - per me i artigiani sono artisti - la mia simpatica vecchietta, artista come il Aleijadinho, che mi guarda, triste, appeso al muro de mi stretto, ma lungo corridoio, in San Nicola. Che gran maestro scultore, de Minas Gerais, Brasile, aveva le mani mangiate dal morbo di Hansen, lebbra, ignorato in vita, scoperto dopo, molto dopo la sua morte.

Non devo rimpiangere, lui sta bene adesso con Dominique. Continuerà ad esserlo per una eternità. Oggi giorno è riconosciuto e ammirato dagli conoscitori d’arte. Ovunque.

Ora m’incontro sulla scala e vedo quelle statuette di legno con ancora qualche colori, ce anche rimasto un po’ d’ oro, sono tre vergine, un san antonio, il suo vestito ancora azzurro chiaro, regalo de mi amico Beto, erano di Bahia, epoca coloniale.

E chi sa perché tutti hanno le mani tagliate! Mi hanno detto che le mani tagliate, era segno di vendetta da qualcuno a chi non era stato compiuto il suo voto. Mah….. Da me vivevano in pace. E auguro che così sia sempre.

Un po’ più indietro ammiro la rosa di legno una volta dipinta di bianco – si vede ancora un poco – e che un bel giorno mi amico e quasi un innamorato, Paolo Lefèvre, forse per convincermi di sposarlo, mi offre. Non credo aver mai saputo di un innamorato dare un fiore così come quello! Persona originale. Ho la rosa ma non l’ho sposato. Sbagliato? Chissà…

Avanti, indietro, e arrivo alla mia stanza da letto. Le mie innumerabile collane mi aspettano.

Poverette, non le metto da tempo.
Alcune fate da Dominique che si inventava sempre qualcosa da creare, altre regalate dalle mie amiche, - sapevano tutte lo quanto mi piacevano le collane - altre comprate alla “Fiera Hippy “- Ipanema, Rio de Janeiro - fate di semi di frutte, o di rame, cose tipiche. Un posto che le Domeniche, in Rio, si riempiva di “cariocas” ma anche di turisti. Of course…
Per farla corta, fino a qualche anni fa, mi mettevo anche cinque collane tutte insieme, addosso. Non parlo poi degli orecchini,

quelli non mi mancavano neppure, mai, poi con le gonne lunghe sembravo veramente una zingara. Bellissima. Oh! Vanità. Adesso, niente più collane, ogni tanto, orecchini.

Mi sono stancata. Mi fa male il cuore. La smetto per un po’. A più tardi.

Andiamo un’altra volta a percorrere dietro miei oggetti, mi vita, e di esse. Non sono esanimi. Attendano pazienti dove e con chi avranno altra vita. Mi seguiranno o io seguirò loro. Penso e sorrido da sola…

Tanti oggetti, casa riempita di una vita nomade. Corridoio lungo,e affollato di multiple cose, quadri..


Ho un amico che mi dice che soffro di “horror vacui". Mai avuto tanta ragione, il mio caro amico, Jan!

Un bel giorno, non d’inverno, per questo era bello... siamo andati a Massacarrara, imperio di Michelangelo, dove Mauro ed io abbiamo raccolto pezzi di marmo, io piccoli, lui immensi! Non era inverno ma lo sembrava perché tutto intorno a noi, sotto, sopra, destra, sinistra, stava bianchissimo dalla polvere del marmo. Splendida visione. Visionavo a Michelangelo rompere il marmo con le sue mani e prendere tanti pezzi per poi fargli eterni opere d'arte, con A maiuscola!
Credo che questi stanno aspettando a Mauro in Olanda. Io non aspetto nulla.

Li dove vivevo a Roma, mi chiamavano la “riciclatrice”. I bambini mi portavano molte cose che pensavano potevo trasformare. Pezzi di “ fer forgé” e normali ferri vecchi rottamati, e andavano, pure, da un saldatore, lì vicino, per chiederli ferri buttati via, incontravano anche, scatole di zinco schiacciate dalle macchine,cose di metallo,

infine cosi facendo, si divertivano i bambini, poi non mi crederai, anche molti adulti i quali prima di buttare via qualche “coso” mi domandavano se per caso io gli avrei voluto ! ed io riciclavo e riciclavo. Prima di venire a Velletri, ho regalato quasi tutti questi oggetti ai miei amici, troppo effimeri, delicati da trasportare. So dove stanno, e stano bene.

E miei altri oggetti fati di disegni stracciati perché non mi piacevano più come tale, ecco che diventavano belli un’altra volta. Trasformati in quaderni o cose un po’ bizzarre. Lettere d’amore diventate ventagli... Per fortuna l’immaginazione non mi manca.

A Roma, al entrare nella casa, per terra e sulle scale, artigianato dal Messico, di Oaxaca – ho in mente quella rotonda grande “olla” di argilla, dove poteva benissimo nascondersi un bambino di quattro anni! Nella casa a San Nicola, Roma, mi fissava dal suo angolo sotto la scala come se fossi il mio angelo della guardia!


L’avevo portata con me in macchina, un cammino di otto ore, dalle quale tre chilometri di curve strette strette con una gran paura che si rompessi! Invece, è arrivata sana, sana, a casa, a Xalapa, poi ha viaggiato a Italia, adesso è in Olanda.
Orgogliosa di essere ancora viva e vegeta, come le altre. Altre un po’ più piccole di Chiapas, Guadalajara e Puebla.

Spero che avranno la stessa allegra vita che avevano con me. Ogni tanto li riempivo di fiori, la grande rotonda aveva ospitato tre bastoni, uno, un vero gioiello, di una tribù di indios, Kunas –Panama – era il simbolo del potere del capo, e Dominique ( era andata in quei luoghi fare un reportage fotografico con Jean-Luc, antropologo ) quando me l’ha dato, ha detto: “ tu sei un vero capo, ti appartiene “ Tutta scolpita e dipinta. Un tesoro. Quando mi sentivo giù di umore, lo prendevo in mano e passeggiavo per tutta la casa, e, si, mi trasmetteva, energia. La del capo Kunas. Incredibile!
I due altri bastoni, uno era dal mio padre che non lo lasciava mai,

e l’altro, bello anche lui, di Guadalajara, Messico.

Ho menzionato Puebla, - città dove è nato Miguel, - ce anche una via con il suo nome - ho pure avuto il privilegio di mangiare in piatti fati da stupendi artigiani di quella città coloniale, - piena di chiese della epoca coloniale – comprate con Soledad in 1967. Adesso valgono una fortuna, ovvio, i turisti gli hanno scoperto e rovinato tutto. Come lo fanno sempre. Ora solo i ricchi possono comprare cose fate a Puebla. Merda! Tristezza. Stanno adesso in Olanda. Spero che i miei cari,li useranno a loro volta. Devono continuare a vivere!
E vivranno dopo di me. Chissà dove, in China, Olanda , Israele, magari Italia. Non lo so. Ma sono eterni, se qualcuno non li rompe. Sarebbe un peccato dopo tanti viaggi.

Arrampicate sulle rampe delle scale avevo messo delle cinture bordate dagli indios di Oaxaca, di Chiapas e anche una dal Cile. Data da una amica cilena esiliata a Xalapa, scapata dal genocidio di Pinochet, perché era, ovvio, comunista. Tutte queste fantastiche cinture piene di colori nascondevano i “disegni” in ferro della scala, che gran cosa, non erano…

Sempre al uscire di casa mi guardavo in quel specchio con marco di rame, uno dei primi regali fato da Miguel arrivando a Messico. Dove starà? chi si guarda dentro di lui adesso? Non importa, rifletterà sempre a qualcuno. Non si spaccherà. Anche lui ha viaggiato molto ed è rimasto entero. Così rimarrà. E magico, chissà un tanto ironico, per non dire bugiardo, giacche ancora pochi anni addietro, mi rispecchiava bella come secoli fa...

Oggi giorno il vero lavoro artigianale messicano, è Made in Taiwan, Made in Japan, made – forse anche - in China… Un gran peccato.

A Miguel piacevano le croci antiche, mi sono rimaste e ho aggiunto sulla stessa parete anche una stella di Davide, comprata in Israele. Niente da vedere con le religioni. Soltanto belli oggetti.


Accanto, altre cose d’argento, ricordi dei viaggi di Miguel, come un enorme orecchino boliviano, e vari oggetti dal Peru.
Sono tutti antichi e continueranno ad invecchiare ancora. Molto più di me! Mi ricordo con immenso affetto di quel altro bel regalo di Miguel, un antico secchio di rame, quante cose mi vengono in mente quando lo vedo nella mia mente e cuore. Soprattutto, cuore - eterno d’amore.

A Roma, in estate avevo messo delle bottiglie di colori diversi, di forme strane, davanti alla finestra e la luce li attraversavano, li riempivano di più bellezza. Il piccolo soggiorno si trasformava in un gran raggio di sole. Dappertutto.
Queste bottiglie e bottigliette adesso li posso vedere ”virtualmente”.

Le ho piazzate sul monitor del computer. E così questo aggeggio, complicato ma ipnotico, comincia ad essere vivo anche lui.
Vicino alle bottiglie c’era pure, uno dei primi “assemblages “ che Dominique aveva fato e me l’ha dato.

Dentro si vedono- in trasparenza - un sacco di cose, fra altre, un lungo pezzo di sottile carta con buchi. Era la epoca del Telex. Vedrete anche dei "fil de fer". L'imprigionamento e l'uccisione di vari giornalisti nel Salvador, era successo in quelli giorni.
Spero non fare una mossa sbagliata per non far sparire questa immagine. La tecnologia non è il mio forte. Non posso dimenticare di essere nata appena appena con la radio...no radium, radio...

E come non menzionare il bel vassoio brasiliano, un po’ kitsch, portato da Rio de Janeiro dalla mia gran amica Maria Cecilia? Si vedono quelle splendide farfalle azzurre tipicamente brasiliane, adesso quasi sparite.

Ah, non mi posso dimenticare di due piccoli panchine, una dove il mio padre appoggiava suoi piedi, fatto di legno di “jacaranda”e di paglia lavorata a mano, anche questa tipicamente del antico Brasile. L’altra, incredibile, regalo del mio amico Paolo Pirani quando stava nel Amazonas, cercando diamanti! La panchina fatta tutta d’un pezzo di legno, che serviva alle indie per partorire! Un “coso” veramente unico.

Con gran rammarico, ho appena saputo, che la prima vetrata, creata da Dominique, piccola, tenera e formosa come lei, ha sofferto di tanti cambi. Spezzato un angolo….tristezza. Lo voglio bene lo stesso, e rimarrà viva.

Foto, foto, foto e ancora foto. Quadri di artisti e amici, Oswaldo Goeldi, Marie Louise Ferrari, Maria Cecilia Oliveira, Manuel Felguerez, Billy Barclay, Luiz Lopez Losa, Pedro Friedeberg, Lilia Carrillo, Fernando Vilchis, il mio zio Marcel Janco



famoso sopratutto in Israele dove ha fondato un villaggio Ein-Hod, per gli artisti di tutto il mondo e coofondatore del movimento pittorico Dadaista, insieme a Tristan Tzara ed altri,

tanti ancora, il famigerato Vicente Rojo, Miguel li voleva tanto bene, allora dovrò perdonarlo per le scemenze cattive che mi ha fatto. Va bene, perdono, quindi artisti amici di tanti paesi diversi, conosciuti, famosi, o meno, morti i vivi. Mi mancati.

Non sono indovina eppure, mi sa che il cammino che faranno alcuni o tutti, di questi miei compagni tanti amati, sarà viaggiare come me a vari paesi, forse Brasile, forse Israele, o China o forse rimaneranno in Olanda. Chi lo potrà dire?

Prenderanno in mano le redini della loro vita e si faranno strada, nel avvenire.

Uniche cose che ho qui con me, ma non posso chiamarli oggetti, sono cosette, come letterine, messaggi, disegni, dati da Dominique piccola, Marco, Mauro e Tamara e che porto sempre nel mio portafoglio, vicino alla ultima lettera dal mio padre, più importanti che i soldi. Il portafoglio è quasi vuoto ma super - pieno di affetti e profondi emozioni.

Immensa eccezione del abbandono reciproco degli oggetti, un piccolo cammello, simbolo dei Landau, m'immagino. Preso in fretta e furia, portato con me, dalla Rumania, oggetto più che vivo e che mi segue dappertutto. Da allora non ci abbandoniamo mai. Dopo, non si sa quando, anche lui sceglierà il suo cammino come un vero cammello.

D’ora in poi, i miei oggetti hanno una vita tutta indipendente.
Ben per loro. Si sono liberati da me. Nessuno e nulla è di nostra proprietà ad aeternum.

Una osservazione tutta mia, chiaro, - e direte - troppa esagerazione, illusione, pero insisto, tutti gli oggetti, voluti così bene come li ho voluto bene io e voglio bene, anche a distanza, tutti, da chicchessia, e ovunque si trovano, portano e lasciano un fascio di luce ed energia. Non muoiono mai. Le traccie che rimangono, se per caso, si rompono, o chissà che altro potrebbe succederli, sono una testimonianza del percorso, dalle vite ben o mal vissute da noi tutti.

Devo purtroppo riconoscere che non sono fata di pietra, se no sarei eterna …- Petra come mi chiamava Pablo, vuol dire pietra – sono umana, quindi, cari oggetti, vi vorrei qui vicino a me.

La vostra assenza mi fa un po' male.

Eppure devo accettare che qualsiasi cosa succeda vivono ora, un destino o cammino, se vuoi chiamarlo così, molto diverso dal mio.

Legge, criterio, fato, trama, "tout à fait ", d’accordo e in armonia con l’universo che ci circonda.
 
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talvez  interessa ao Jorge Pinheiro''''''' minha biografia..;;;;;;.

venerdì 28 giugno 2013

nao precisa de titulo...foto recente


se tivesse que escolher uma irmã, seria vocē,Dominique,
se tivesse que ter outra filha, seria vocē,Dominique,
se eu tivesse podido escolher a minha māe,
teria escolhido vocē, Dominique,
se tiver que escolher outra amiga, só escolheria vocē, Dominique.
se eu fosse homem, escolheria vocē,Dominique
como minha companheira...

giovedì 27 giugno 2013

mercoledì 26 giugno 2013

escrito no comeco, agora mudei de ideia, logico!!! que faria sem voces todos bloguistas queridos:))


blog
terapia gratis
diário tecnologico
passatempo
como se o tempo
nao passasse sòzinho
narcissismo
exhibicionismo
de escritores
frustrados
-falo de mim-
blog
que ninguem lê
se não peço
blog
tu jà me encheu
melhor
menos indiscreto
un diário escrito
à mão num lindo
caderno
com uma linda
pena
daquelas de antes
blog
chega
basta
acabou
fim
blog
và pr'o inferno

duas versoes



domenica 23 giugno 2013

sabato 22 giugno 2013

giovedì 20 giugno 2013

mercoledì 19 giugno 2013

e assim mesmo!

cambaleando
surge a madrugada
levantei-me zombi
para outro dia
derrubado
pela escuridao

martedì 18 giugno 2013

outra face da moeda:)
o silencio parou
aonde estou?

lunedì 17 giugno 2013

para alegrar voces..e eu...



 noite
profunda
levanto?
leio?
escrevo?
nada
quero ir
a dormir

domenica 16 giugno 2013

esperanca de desejo
desejo de esperanca

sabato 15 giugno 2013


Hechos sensaciones sentimientos en orden cronològico.  No .Pasado prsente futuro.  No hay  fronteras. No hay limites. Hay memorias. El paso del uno al otro se confunden. No se puede tampoco impedir a  la imaginacion de  funcionar. La realidad ès muchas veces mas irreal que un surrealismo o mas real que el tal hiperrealismo, o realismomagico,que sé yo … y todos los etcs.. No te olvides que soy pintora y sabes lo que pienso de los criticos de arte que todo etiquetan,enfin,  que decia? Ah si, no, no  estoy divagando, juego con palabras, y las imàgenes. Me divierte hacerlo..
Se necesita de lo imaginario para  penetrar, entrar, y después escapar  a paso veloz  de los acontecimientos.
Onde empieza la verdad? Adonde termina?  Mi impresion és que con el paso del tiempo, la verdad y la no- verdad ( no quiero decir,, mentira) se pueden mezclar.  No tiene importancia.  De que sirven los hechos si no vivìdos realmente, esto és, en nuestra imaginacion! Si, un gran Si., ya que encuanto duran,  en  realidad ( la cual ? ), nuestra vision està nublada por temores, angustias, goces y pasiones. Una vez pasadas se vuelven reales. Toman lugar en nuestra memoria. Para siempre se visten de nostalgia. Un aura dorada los envuelve. Ya no pueden huir. Acontecimeientos felices, agradables, experiencias tragicas, tristes, rencores, amores .  Todo , todo és importante.  Sin ellos no existiriamos.
Nada , però,de murallas mentales. Provocan  una claustrofobia intransponible. Precipicios mentales.  Vertigos irreversibles.
.Lucidez.  Autoironia. Esto si.

 

collage


venerdì 14 giugno 2013

hoje me deu vontade de re-publicar isto:


domenica 15 febbraio 2009

um dia....

Un dia assim de repente comprendeu a loucura.Vem assim, pouco a poco, e de repente. Algo na garganta que nã o pode controlar. Un grito.
 Quando percebeu jà era tarde. Se sentia mal. E ao mesmo tempo melhor. Ninguém escutou. Seus pais estāo surdos. Como sempre. Que aconteceu?
Exatamente nada de novo. Nada especial. Acùmulo de emoções saturadas. Ninguém com quem se abrir. Vìu de repente esta casa, que nunca foi casa mas sim paredes e tetos abrigando gente que nada tinham que ver um com o outro, abrigando movéis, fotos alì, assim, para sempre, intocavèis, sem carinho. E assim ontem sentiu-os gritar, rir. Uma risada vengativa, uma risada de tortura. Foram chegando, chegando, se sentiu afogar. Uns movéis com mais vida que este homem e mulher que vivem (vivem? ) esperando a morte. Vivendo ( vivendo ?) esperando a vida.. Nao era culpa deles, tinham deixado seu paìs, a mãe, os amigos, a casa,  o trabalho, enfim todas suas coisas quando tiveram que sair correndo por causa da guerra, – isto ela entendeu mais tarde. Tarde demais. Naquele momento somente sentia esta enorme ausencia de tudo, de atenção, de comunicação, de uns beijos de verdade ou de uma mão,  de un carinho, de tudo,enfim
Segue:
Umas paredes cheias de écos dos gritos, de dicussões sem fim, irremediavéis que encheram esta coisa – não casa – e sua adolescencia. A fizeram fugir toda sua vida.

E se levantou correndo, atravessando este corredor comprido, comprido, escuro e todos la perseguìam.
  
Correu depois do grito, pr’a seu quarto com o coração pulando de terror.

comecou a dtadura do shabath...


giovedì 13 giugno 2013